La
resezione secondo Girdlestone nel trattamento dei
fallimenti delle protesi danca
G. CICERO
Riassunto
Gli
autori hanno rivalutato la casistica operatoria inerente
a 21 casi di resezione articolare secondo Girdlestone, su
un totale di 312 reimpianti d'anca. Le conclusioni
riconoscono che il ricorso a questa tecnica chirurgica
deve essere limitata a pazienti particolarmente a rischio
per problemi specifici o generali. Tuttavia la
valutazione clinica. soprattutto a distanza di tempo ha
riabilitato almeno in parte tale tecnica chirurgica. A
sostegno ditale tesi possiamo, infatti, riferire che da
controlli effettuati più della metà dei pazienti
sottoposti a follow-up hanno considerato soggettivamente
il loro risultato postoperatorio più che positivo.
Itroduzione
La
rimozione di un impianto protesico dell'anca determina
una situazione articolare tipo resezione secondo
Girdlestone. Tale indicazione è alternativa al
reimpianto i un fallimento protesico, soprattutto se lo
scollamento è stato provocato da una sepsi (Ahlgren 1980,
Castellanos 1998, Girdlestone 1943). Se si tratta di un
secondo o no intervento, prevalentemente in pazienti
anziani defedati (De Laat 1991). Dal punto di vista
prettamente chirurgico l'intervento secondo Girdiestone
consiste nel creare una pseudoartrosi dell'anca,
attraverso una qualsiasi via d'accesso chirurgica
comunemente usata. Dopo aver lussato le componenti
articolar protesiche, si procede alla loro rimozione (sia
femorale che acetabolare) eliminando accuratamente anche
le eventuali componenti accessorie (fili di K, cemento,
viti, ecc.).
Si
regolarizza quindi il moncone dell'estremità prossimale
del femore, alla linea intertrocanterica e si smussano le
asperità acetabolari. Non è necessario interporre parti
molli tra il bacino e l'osso femorale. Nel decorso
postoperatorio la gamba va posta in trazione, in
posizione d'abduzione per favorire il centramento se
possibile del moncone femorale nell'acetabolo, variabile
da 5 a 10 kg, controllando anche la rotazione esterna,
per un tempo variabile di 15-20 gg, prima di
intraprendere la riabilitazione deambulatoria con rialzo
compensatorio. (Somerville 1980)
Il
Chirurgo Ortopedico negli ultimi anni si orienta con
difficoltà verso quest'indicazione chirurgica, poiché
la ritiene una resa definitiva all'alternativa protesica.
Il paziente stesso considera l'esito di quest'ultimo
intervento talmente invalidante sia sotto il profilo
estetico che funzionale, non essendo perfettamente in
grado di valutare lanatomia articolare
postoperatoria della Girdlestone, intravedendo solo i
lati più negativi. Alla luce di queste considerazioni
abbiamo voluto valutare nella nostra casistica i di
Girdlestone quali siano, in effetti le problematiche
funzionali di questi pazienti.
Materiali
e metodi
Dal
gennaio `90 al dicembre 98, nel nostro Istituto, sono
stati trattati 312 scollamenti d'artroprotesi totale
dell'anca. In 21 è stata effettuata la rimozione
dell'impianto protesico senza successivo reimpianto (Girdlestone):
15 erano femmine e 6 maschi. In Il pazienti la causa
dello scollamento era la sepsi mentre negli altri 10 si
trattava di scollamento asettico.
Le
motivazioni che ci hanno ridotto a questa scelta
terapeutica. valutate sempre con il paziente e i suoi
parenti, sono state le seguenti:
-
scarse condizioni generali che controindicavano la
complessità di un intervento di reimpianto;
-
scarsa volontà del paziente di accettare un possibile
iter di chirurgia iterativa, in caso di fallimento del
reintervento. Riteniamo, infatti, che la volontà e la
collaborazione del paziente siano fondamentali in questo
tipo di chirurgia;
-
la sepsi. che rappresenta o per lo meno rappresentava,
come vedremo più avanti. un fattore di controindicazione
al reimpianto;
-
ampia perdita di tessuto osseo che richiede in caso di
reimpianto massive utilizzazioni di tessuto osseo.
La
valutazione della funzionalità (Bourne 1984) consecutiva
alla Girdlestone è stata fatta basandosi sui seguenti
parametri, che possono essere divisi in due gruppi:
1)
caratteristiche della deambulazione:
2) qualità
di vita
I dati sono
stati ricavati dall' ultima visita effettuata, e
soprattutto da un questionario recentemente compilato.
Un
paziente era deceduto e quindici barino risposto al
questionario e su questo abbiamo basato le nostre
valutazioni che sono state in merito alla documentazione:
uso di uno o due appoggi, entità del rialzo, autonomia
di marcia, tempo impiegato per ottenere il risultato
definitivo.
In
quanto alla qualità di vita: possibilità di andare in
bicicletta, in auto (ovviamente come passeggero) ed
infine una valutazione soggettiva per la quale il
paziente definiva la propria vita quasi normale,
modicamente limitata o gravemente limitata.
Risultati
Abbiamo
analizzato i dati ottenuti valutando i due parametri da
noi considerati e i risultati sono stati i seguenti: per
quanto concerne le caratteristiche della deambulazione 7
pazienti hanno risposto di camminare con una stampella, 8
con due, il tempo medio intercorso per ottenere
l'adattamento alla nuova situazione articolare è stato
di 6-12 mesi. L'accorciamento residuato è stato corretto
con un rialzo la cui entità media è stata di 7,5 cm.
Per
quanto concerne l'autonomia deambulatoria: 7 pazienti
hanno riferito un'autonomia inferiore a 10 metri, vale a
dire la possibilità di muoversi solo dal letto ad una
poltrona ed andare in bagno per essere autosufficienti,
un paziente ha riferito un'autonomia di 100 metri, mentre
7 hanno riferito un'autonomia superiore a 1000 metri e
sono quelli che hanno una vita quasi normale.
Analizzando
il secondo parametro, rappresentato dalla qualità di
vita, 3 pazienti hanno riferito di stare comodi da
seduti, e poiché sono quasi la totalità,
quest'intervento, ottiene lo scopo di consentire al
paziente una vita confortevole nella propria abitazione.
Due possono utilizzare la bicicletta, 6 utilizzano
l'automobile, ovviamente non guidandola. Per quanto
concerne il giudizio soggettivo: 8 pazienti hanno
definito la loro vita quasi normale, 3 limitata, 4 molto
limitata.
Come
si è visto possiamo sostanzialmente raggruppare questi
pazienti in due grandi categorie: una categoria nella
quale l'autonomia di marcia è molto ridotta, le
possibilità che ha il paziente sono quelle d'essere
autosufficiente, stare comodamente seduto su una poltrona
o su una sedia, ma solo con la possibilità di spostarsi
all'interno della propria abitazione. Ovviamente questi
pazienti hanno considerato molto limitata la propria
qualità di vita.
L'altro
gruppo è invece rappresentalo da pazienti aventi
un'ampia autonomia deambulatoria, con deambulazione
assistita da un solo appoggio, possibilità di utilizzare
l'automobile e/o la bicicletta. Questi pazienti hanno
considerato quasi normale il tipo di vita effettuato.
Ciò
che contraddistingue questi due gruppi sono soprattutto
le condizioni psicologiche e la volontà di riuscire ad
essere autonomi. Non abbiamo riscontrato negli esami
radiografici, nè dai dati sull'accorciamento dei fattori
che potessero giustificare in altro modo questa
differenza.
Conclusioni
In
accordo con quanto enunciato dai dati della letteratura,
possiamo concludere che la metodica di Girdlestone, là
dove le metodiche chirurgiche di riprotesizzazione sono
molto complesse, a fronte di condizioni generali del
paziente sfavorevoli, è in grado di fornire una più che
accettabile condizione di vita, in qualche caso migliore
dello stesso reintervento (Ahlgren 1980, Ballard 1995,
Scalvi 1995).
Dobbiamo
in ogni modo sottolineare che nel tempo abbiamo ridotto
l'indicazione a questa metodica, non tanto perché. i
risultati fossero negativi, ma per il miglioramento dei
risultati ottenuti utilizzando nuove metodiche (Bittar
1982, Schroder 1998). Ci riferiamo, per le forme
settiche, allattuale possibilità di reimpianto
"one stage" e two stage".
|