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La nostra esperienza nel trattamento delle
artroprotesi
di ginocchio infette Our
experience in thè treatment of infected knee prosthesis
G. CICERO , F. BELLOMO, S. ARTIACO, A. TELLINI,
K. ZOCCOLA
Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia,
Azienda Ospedaliera CTO-CRF, "Maria Adelaide",
UOA Ortopedia e Traumatologia "Maria Adelaide",
Torino; * UOSD Chirurgia Settica Osteoarticolare, "Maria
Adelaide", Torino Le possibilità di trattamento di una infezione
di PTG sono molteplici. La scelta terapeutica deve
essere determinata di caso in caso sulla base della
storia cllnica e delle condizioni generali e locali di
ogni singolo paziente. Materiali e metodi. Nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2003 abbiamo
trattato 24 casi di PTG infette impiantate presso il
nostro Istituto o pervenute al nostro centro di Chirurgia
Settica Osteoarticolare da altri Ospedali. Di questi 19
erano donne e 5 uomini. L'età media dei pazienti era di
72,6 anni (62-89 anni). In rapporto al tempo di
insorgenza della infezione abbiamo distinto le infezioni
in Stadio 1-5 casi (infezioni precoci insorte entro 3
mesi dall'intervento); Stadio 11-17 casi (infezioni
profonde tardive insorte tra 4 e 24 mesi dall'intervento);
Stadio III - 2 casi (infezioni tardive ematogene insorte
dopo 2 anni dall'impianto). Il trattamento eseguito è
stato il seguente: 7 pazienti sono stati sottoposti a
lavaggio e debridement a cielo aperto; 9 pazienti sono
stati sottoposti ad ar-trodesi. In 5 casi è stata
eseguita una artrodesi diretta e nei 4 rimanenti una
artrodesi in due tempi con applicazione temporanea di spaziatore
antibiotato. In 8 pazienti è stato eseguito un
reimpianto della PTG con artroprotesi da revisione. In un
solo caso è stato eseguito un reimpianto one stage e
nei 7 restanti un reimpianto in due tempi con
applicazione di spaziatore temporaneo. Risultati. Abbiamo
ottenuto una risoluzione dell'infezione nel 57% (4 su 7)
dei pazienti sottoposti a lavaggio e debridement e nel 77%
(7 su 9) dei pazienti sottoposti ad artrodesi. In tutti i
casi di reimpianto della PTG sono stati ottenuti
risultati positivi. Conclusioni.
Per ogni paziente con PTG infetta deve essere definito
un piano di trattamento individuale allo scopo di
debellare l'infezione ed ottimizzare il risultato
funzionale. Ciò è possibile solo considerando con
attenzione diversi elementi; momento di insorgenza dell'infezione,
durata dei sintomi e manifestazioni cliniche della patologia,
caratteristiche del microrganismo patogeno, condizioni generali
del paziente, stato dei tessuti molli e qualità
dell'osso. L'artroprotesi di ginocchio (PTG) è uno degli
interventi ricostruttivi di maggiore successo nella
chirurgia ortopedica. Il perfezionamento delle tecniche
chirurgiche ha consentito negli ultimi decenni un
progressivo miglioramento dei risultati funzionali
delle PTG, ma non ha eliminato il problema delle
infezioni. Insieme ai fattori di rischio generali ed a
quelli propri di ogni paziente, la possibilità di
infezione di PTG risulta strettamente correlata alle
caratteristiche anatomiche locali. La posizione
superficiale del ginocchio lascia un involucro fasciale
e muscolare di dimensioni ridotte. Inoltre, nei pazienti
sottoposti a precedenti interventi chirurgici, il peggioramento
delle condizioni circolatorie locali e di quelle dei
tessuti molli accresce il rischio infettivo. Anche se i
dati riportati in letteratura sono variabili, l'incidenza
di infezione può essere al momento stimata pari a
circa 1' 1-2% nelle PTG primarie ed al 5-6% nelle revisioni
'. In considerazione del costante aumento del numero di
PTG impiantate è evidente che questa complicanza sia
di sempre più comune riscontro nella pratica clinica. Ciò
determina problematiche crescenti poiché l'infezione
espone il paziente a possibili gravi sequele ed impegna
il chirurgo ortopedico in un trattamento complesso e dal
risultato incerto. Le opzioni terapeutiche nel
trattamento delle PTG infette sono numerose e possono
essere finalizzate al raggiungimento di obiettivi
diversi '4. Il trattamento può prevedere la
conservazione o la sostituzione dell'impianto protesico
allo scopo di mantenere la funzionalità articolare. In
alternativa l'artrodesi può garantire un soddisfacente
risultato funzionale. In ogni caso la scelta terapeutica
va stabilita sulla base della storia clinica, delle
condizioni generali e locali e delle richieste funzionali
del singolo paziente. Partendo da questo presupposto
abbiamo analizzato in questo studio i risultati a breve e
medio termine dei pazienti con PTG infette trattati
presso l'Istituto Chirurgico Ortopedico "Maria Ade-laide"
nel periodo 2000-2003. MATERIALI E METODI
Nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2003
abbiamo trattato 24 pazienti con PTG infette. Le PTG
erano state impiantate presso il nostro Istituto o
pervenute all'osservazione del nostro centro di
Chinirgia Settica Osteoarticolare dopo invio da altri
Presidi Ospedalieri. I pazienti in esame erano 19 donne e
5 uomini. L'età media era di 72,6 anni (62-89 anni).
Il periodo medio di fol-low-up dello studio è stato di 2,2
anni con un intervallo compreso tra 6 e 50 mesi. In 22
pazienti l'infezione si era manifestata su PTG primaria
ed in 2 casi su reimpianto protesico per mobilizzazione
asettica di precedente PTG. In rapporto al tempo di
insorgenza della patologia, spesso correlato alla
patogenesi, abbiamo distinto l'infezione in: · Stadio I-5 casi (infezioni precoci insorte
entro 3 mesi dall'intervento); · Stadio II - 17 casi (infezioni profonde
tardive insorte tra 4 e 24 mesi dall'intervento); · Stadio III - 2 casi (infezioni tardive
ematogene insorte dopo 2 anni dall'impianto). Il trattamento iniziale è sempre
consistito in un intervento chirurgico e nessun
paziente è stato destinato ab initio ad una terapia
antibiotica soppressiva. In tutti è stato però eseguito
un trattamento antibiotico prolungato per un tempo
medio di due mesi su indicazione degli specialisti
Infettivologi. In accordo con quanto riportato di recente in
letteratura la scelta della procedura chirurgica è stata
effettuata principalmente sulla base delle modalità di
presentazione clinica dell'infezione secondo lo schema
riportato in Tabella I. Abbiamo quindi effettuato
interventi di debridement nei casi di infezione acuta
comparsa entro un mese circa dall'impianto e di infezioni
tardive acute ematogene in presenza di buono stato dei
tessuti molli e protesi stabili. La rimozione della
protesi, con successivo reimpianto o intervento di
artrodesi, è stata eseguita nelle infezioni croniche e
nei casi di scollamento protesico spesso in presenza di
infezioni da germi ad alta virulenza o di cattivo stato
dei tessuti molli. Queste indicazioni sono state sempre
rispettate fatta eccezione che per un paziente affetto
da Leucemia Linfatica Cronica con infezione tardiva di
PTG e condizioni generali mediocri sottoposto ad
intervento di lavaggio-debridement in quanto erano
sconsigliate procedure più complesse (rimozione PTG e
successivo reimpianto o artrodesi). Nello specifico il
trattamento chirurgico praticato nei casi esaminati è
consistito in:
Tab. I. Schema di trattamento delle PTC infette.
Stadio I - II: 1. Lavaggio e debridement precoce a
cielo aperto 2. Sostituzione dell'inserto in
polietilene 3. Applicazione di sistema di
instillazione-drenaggio e lavaggio continuo 4. Terapia antibiotica prolungata
5. Sorveglianza dell'infezione
mediante controlli clinico-strumentali 6. Rimozione della PTC e
prosecuzione delle cure come nello stadio II in caso di
persistenza dell'infezione Stadio III: 1. Rimozione
della PTC e debridement
3. Terapia
antibiotica prolungata
2. Applicazione
di spaziatore temporaneo addizionato ad antibiotico
4. Sorveglianza
dell'infezione mediante controlli clinico-strumentali 5. Trattamento
chirurgico entro 2 mesi mediante:
reimpianto con artroprotesi da revisione
impiantata con cemento antibiotato
artrodesi RISULTATI
Dopo la dimissione i pazienti sono stati
sottoposti a visite periodiche. In occasione dei
controlli abbiamo valutato clinicamente e con esami
strumentali l'andamento del processo infettivo. Il
risultato clinico e funzionale è stato valutato sulla
base della sintomatologia dolorosa residua e sulla
capacità e l'uso di ausili nella deambulazione. recidiva dell'infezioneComplessivamente la risoluzione dell'infezione
è stata ottenuta in 19 dei 24 pazienti (79%) con
percentuali variabili in rapporto al tipo di procedura
effettuata (Tab. II). La guarigione è stato ottenuta in
4 dei 7 (57%) pazienti operati mediante lavaggio-debridement
a ciclo aperto, ed in 7 dei 9 (77%) pazienti trattati
mediante artrodesi. In tutti i pazienti sottoposti a
reimpianto della PTG infetta l'infezione è stata
risolta. La persistenza dell'infezione è stata osservata
in 3 pazienti sottoposti a lavaggio-debridement (Casi 1-3)
e 2 sottoposti ad artrodesi (Casi 4-5): Caso 1. C.M.G. 79
anni affetta da Diabete tipo II. PTG primaria nel 1997.
Reimpianto con PTG vincolata per mobilizzazione asettica
2002. Infezione precoce postoperatoria da Stafilococco
Aureus Meticillino resistente. Caso 2. P.M. 62 anni
affetta da Diabete tipo II. PTG primaria nel 1998.
Reimpianto con PTG vincolata per mobilizzazione
asettica nel 2000. Infezione acuta ematogena da
Streptococco Agalactiae nel 2003. Caso 3. V.A. anni 79
affetto da Leucemia Linfatica Cronica. PTG primaria nel
2001. Infezione tardiva da Stafilococco Aureus nel 2003. Caso 4. C.L. 69 anni. PTG primaria nel 1999.
Infezione tardiva da Stafilococco Aureus e Proteus
Mirabilis nel 2000 trattata con rimozione della PTG ed
artrodesi. Recidiva dell'infezione con sviluppo di
fistola secernente nel 2003. Caso 5. A.M. anni 81. PTG primaria nel 2000.
Infezione tardiva da Stafilococco Aureus nel 2001
trattata con rimozione della PTG ed artrodesi. Recidiva
dell'infezione con fistola secernente nel 2003. Tab. II. Risultati del trattamento
risultati funzionaliIn occasione dei controlli clinici abbiamo
riscontrato una assenza della sintomatologia dolorosa in
5 pazienti; dolore occasionale in 12 pazienti; dolore
severo in 7 pazienti. In rapporto all'autonomia
funzionale 1 paziente non era deambulante, 11
deambulavano con ausilio di bastone o stampelle e 12
senza ausili (1 con tutore articolato ginocchio). Complessivamente dei pazienti deambulanti 8 si
spostavano quasi esclusivamente al proprio domicilio
con ausili. In 5 pazienti la possibilità di
deambulazione all'esterno era limitata a brevi distanze
(meno di 5 isolati) ed in 10 a distanze maggiori (5-10
isolati). L'eradicazione dell'infezione ed il
raggiungimento di un soddisfacente risultato funzionale
sono gli obiettivi da ricercare nel trattamento delle PTG
infette. Le opzioni terapeutiche disponibili per
affrontare questa grave complicanza sono molteplici e
possono essere distinte in due gruppi principali 2.
Nel primo, che prevede il mantenimento dell'impianto
protesico, sono inclusi (1) il lavaggio-debridement
articolare e (2) la terapia antibiotica soppressiva.
Nel secondo gruppo, in cui è prevista la rimozione
dell'impianto infetto, sono inclusi (3) il reimpianto
della PTG, (4) l'artrodesi e (5) l'artroplastica di resezione
del ginocchio. L'amputazione (6) resta da considerare
come intervento di salvataggio solamente nel caso in cui
non siano attuabili altre procedure. Nelle infezioni
precoci delle PTG ed in quelle tardive acute ematogene può
essere effettuato con successo un intervento di lavaggio-debridement
a cielo aperto. Questo tipo di trattamento consente la
sostituzione del polietilene e permette una pulizia con
sinoviectomia estesa alla parte posteriore dello spazio
articolare più ampia rispetto a quella eseguibile in
artroscopia. Al termine dell'intervento è applicato un
sistema di instillazione-drenaggio che viene mantenuto in
sede per circa 3 giorni consentendo l'irrigazione della
parte con soluzione fisiologica semplice o addizionata
con betadine. La terapia antibiotica iniziata in fase
preoperatoria è poi prolungata per un periodo di circa
2 mesi secondo le modalità stabilite dagli
Infettivologi in base alle caratteristiche del germe ed
alla sensibilità ai farmaci. In una estesa revisione
della letteratura eseguita da Silva 5 il debri-dement
a cielo aperto con conservazione dell'impianto protesico
ha consentito l'eradicazione dell'infezione nel 32,6% dei
casi. È stato evidenziato che la possibilità di successo
è strettamente correlata a fattori quali (a) precocità
del debridement (entro 4 settimane dalla presentazione
clinica dell'infezione), (b) tipologia del germe (Gram
positivi non resistenti), (e) PTG stabile senza segni
di riassorbimento osseo, (d) pazienti con condizioni
generali e stato locale dei tessuti molli buono. Se
questi criteri sono rispettati la percentuale di
risultati favorevoli può crescere sino al 75% 6.
Pertanto, in pazienti selezionati, il lavaggio-debridement
a cielo aperto è la metodica elettiva di trattamento
iniziale dell'infezione anche in considerazione del
fatto che non compromette un successivo intervento di
revisione protesica. Molte infezioni di PTG hanno tuttavia un decorso
subdolo con segni clinici poco evidenti che rendono
difficile una diagnosi precoce. In questi casi di
infezioni profonde e tardive il trattamento conservativo
risulta inefficace ed è richiesta la rimozione della
protesi infetta ed un successivo intervento di
reimpianto o di artrodesi7. Laddove possibile
la sostituzione protesica rappresenta il trattamento di
scelta per l'eradicazione dell'infezione ed il
mantenimento della funzione articolare. Sebbene sia
possibile una procedura one-stage, il reimpianto in due
tempi è considerato dalla maggior parte degli Autori
il trattamento di scelta nelle infezioni croniche di PTG poiché
consente l'eradicazione della patologia in una percentuale
di casi che può arrivare fino 1'80-90% 289. Secondo
la nostra esperienza il tempo intermedio, della durata
media di circa 8 settimane, consente di attuare una
terapia antibiotica prolungata e mirata sui risultati degli
esami colturali intraoperatori volta alla sterilizzazione
del focolaio settico. Nello stesso periodo l'impiego di
spaziatori temporanei addizionati di gentamicina solfato,
come il sistema Spacer-K Tecres® da noi adottato,
contribuisce mediante il rilascio progressivo del farmaco
alla bonifica del focolaio ed attraverso le proprietà
meccaniche al mantenimento della funzione articolare
creando delle condizioni più vantaggiose per l'impianto
della protesi da revisione 2C"°. Quanto
alla revisione diretta delle PTG infette essa offre, in
caso di successo indubbi vantaggi (unico intervento -
riduzione dei costi di trattamento), ma non è esente da
rischi. A nostro giudizio e sulla base delle esperienze
riportate '"3 5"12 questo
trattamento dovrebbe essere attuato in casi strettamente
selezionati di infezioni sostenute da germi poco virulenti
in pazienti con buone condizioni generali, assenza di
fistole e buono stato locale dei tessuti molli. L'artrodesi
rappresenta la principale alternativa al reimpianto
nelle infezioni profonde tardive delle PTG e non va
considerata una procedura di salvataggio. È stato infatti
evidenziato come, nonostante la limitazione funzionale,
molti pazienti con artrodesi di ginocchio presentino un
quadro subiettivo soddisfacente ed un risultato globale (risoluzione
del dolore - capacità funzionali) comparabile a quello
ottenuto nei pazienti sottoposti a revisione della PTG 13.
Quanto alle indicazioni l2 l'ar- trodesi è da tenere in considerazione nelle (a)
infezioni croniche con distruzione dell'apparato
estensore ed incapacità all'estensione attiva del
ginocchio; (b) infezione batterica resistente a
trattamento antibiotico; (e) inadeguata copertura dei
tessuti molli; (d) infezione nei reimpianti di PTG. In
caso di (e) bone stock insufficiente, l'indicazione
deve essere valutata di caso in caso poiché la
disponibilità di impianti da revisione di diverso tipo
e caratteristiche rende attualmente questa indicazione
meno rigida rispetto al passato. Così come nelle
revisioni protesiche anche per l'artrodesi è possibile
attuare una procedura in due tempi con impianto
temporaneo di uno spaziatore antibiotato e terapia
antibiotica prolungata per la sterilizzazione del focolaio
infettivo nei casi più complessi. La procedura chirurgica
che preferiamo per eseguire l'artrodesi è la fissazione
esterna mediante fissatore monolaterale Orthofix® con
stabilizzazione dei capi ossei a circa 15° di flessione. Nel periodo considerato in questo studio il
programma terapeutico attuato nei casi di PTG infetta
pervenuti alla nostra osservazione è stata frutto di un
approccio multi-disciplinare e di una collaborazione
costante con gli specialisti Infettivologi. La modalità
di presentazione cllnica dell'infezione ha
rappresentato l'elemento chiave nelle scelta del
trattamento ma l'applicazione di un protocollo
terapeutico rigido a nostro avviso non appare sempre
giustificata. I dati riportati in letteratura e l'esperienza
da noi maturata nel corso degli ultimi anni dimostrano
che le condizioni generali di salute, lo stato locale
dei tessuti muscolo-scheletrici, le caratteristiche dell'agente
patogeno e non ultime le esigenze funzionali del
paziente, devono essere considerati nella pianificazione
del trattamento chirurgico. Questi elementi possono
condizionare fortemente il risultato come dimostrato
dalla presenza isolata o dalla concomitanza di fattori
di rischio (diabete - revisione di precedente PTG -infezione
da germi altamente patogeni) nei casi in cui non si è
ottenuta una risoluzione dell'infezione. In considerazione
dei rischi possibili e delle potenziali implicazioni
sulla funzione articolare la scelta terapeutica dovrebbe
infine essere sempre discussa con il paziente ed approvata
consapevolmente. SUMMARY There are many methods to treat an infected TKA.
The thera-peutìc choice should he determinated case by
case on thè basis ofclinical history and conditions of
every patient. Material and methods. In thè period
between 2000 and 2003 we treated 24 patients with
infected TKA implanted in our institute or seni to our
Bone and Joint Infection Center by other Hospi-taìs. 19 was women and 5 men. The mean age was 72.6
years (62-89). Regarding thè t'irne ofclinical evidence
we divided thè infec-tion in Stage 1-5 cases (early
infection less than 3 monthsfrom thè operation); Stage 11-17cases
(late deep infection 4-24 months frani thè operation);
Stage III - 2 cases (late ematoge-nous infection 2 years
after TKA implant). The treatment was thè following: 7
patients underwent to an open debridement; 9 patients
underwent to a knee arthrodesis. In 5 cases we per-formed
a direct arthrodesis and in 4 a two-stage arthrodesis
with a temporary antibiotic spacer. In 8 patients we
performed a TKA revision (1 case one-stage revision, 7
cases two-stage revision with temporary spacer). Results. We obtained successful resulti
in 57% of thè patients treated by debridement and in 77%
ofthose treated by arthrodesis. In ali thè cases of
TKA revision we had positive results. Conclusions. In
every patient with infected TKA must he defined an
individuai treatment pian in arder to eradicate thè
infection and to optimise functional results. This is
possible only consid-ering several elementi: lime of
infection, clinical findings, involved pathogen species,
soft tissues conditions and bone stock. |
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