Chirurgia Settica Osteoarticolare
Responsabile:
Dott. Giuseppe Cicero

   
           
   

Aspetti e problemi correlati al trattamento medico e chirurgico dei pazienti con patologia settica: Descrizione di 3 casi clinici
Aspects and problems connected vnth medicea and surgica! treatment ofpatients affected by sepsis: report of three cases

 

Riassunto: La sepsi può essere definita come la risposta dell'organismo all'infezione. La fisiologia della sepsi è caratterizzata da una risposta infiammatoria e da una concomitante attivazione dei meccanismi antinfiammatori dell'ospite. L'equilibrio tra la reazione pro e antinfiammatoria è essenziale per il decorso dell'evento e la sopravvivenza del paziente. La gestione dello shock settico si fonda sul trattamento dell'evento infettivo: terapia antibiotica (ad ampio spettro in attesa della definizione dell'agente patogeno e della sua sensibilità tramite antibiogramma), rimozione chirurgica di qualsiasi località settica (drenaggio e irrigazione del sito infetto e rimozione di mezzi di sintesi potenzialmente infetti), supporto vitale in caso di insufficienza d'organo.

Recentemente, lo sviluppo di una nuova molecola, la drotrecogina alfa (o proteina C attivata sintetica) ha dato un importante contributo a ridurre la mortalità della sepsi. Sebbene la diagnosi di sepsi sia sostanzialmente una diagnosi clinica e non esista un test di laboratorio specifico, la diagnosi precoce rimane tuttora uno degli aspetti fondamentali nel trattamento di questa patologia.

Presentiamo la nostra esperienza nella gestione medico-chirurgica di questa patologia.

 

Parole chiave sepsi, infezioni dell'osso

 

INTRODUZIONE

Nel 1992 una Consensus Conference di specialisti ha riproposto il termine "sepsi" come quello di una SIRS (Systematic Inflammatory Response Sindrome) da causa infettiva accertata e definita da: temperatura >38°C o <36°C; frequenza cardiaca >90/min; frequenza respiratoria >20/min o Pac02 <32 mm Hg; leucociti >12000/mm3 o <4000/mm1 o >10% di polimorfonu-cleati immaturi (1).

La febbre o l'ipotermia, i brividi, la tachipnea e la tachicardia, quindi, spesso annunciano l'inizio di una risposta infiammatoria sistemica a un'invasione microbica (figura J). La sepsi è di solito limitata da meccanismi controregolatori; nelle gravi e massive batteriemie, l'omeostasi può essere compromessa con conseguente disfunzione di organi maggiori. L’ulteriore compromissione dei controlli controregolatori determina lo shock settico, caratterizzato da ipotensione e da insufficienza d'organo.

 

La risposta dell'organismo all'infezione è l'infiammazione che consiste, tra l'altro, nel rilascio di alcuni mediatori proinfiammatori. Questi sono essenzialmente: tumor necrosis factor (TNF-a), interleuchine (IL-1 e IL-6) e fattore attivante le piastrine (PAF) che limitano il danno dovuto all'infezione. In condizioni fisiologiche, meccanismi controregolatori (IL-4, IL-10) modulano la risposta infiammatoria dell'ospite (figura 2). Nella sepsi, si verifica la perdita dell'omeostasi (figura 3) e un danno del sistema coagulativo e dell'endotelio vasale (in particolare diminuzione della fibrinolisi e attivazione della coagulazione per aumento dell'inibitore dell'attivazione del plasmi nogeno (PAI-1) e del TAF-1 e riduzione della Proteina C, dell'attivatore tessutale del plasminogeno (t-PA) e dei livelli pla-smatici di plasminogeno). Una cascata di eventi porta in breve tempo alla compromissione del sistema microvascolare (coagulazione intravascolare disseminata o CID) e trombosi con ipossia e ischemia tessutale. La disfunzione multiorganica che ne consegue è responsabile della morte di un numero elevato di pazienti (4-6).

La sepsi può essere la risposta a infezioni causate da qualsiasi classe di microrganismi, tuttavia l'invasione microbica della circolazione ematica non è essenziale per lo sviluppo di sepsi e anche la diffusione locale di tossine microbiche o di molecole di segnale (interleuchine), può sollecitare la risposta. In generale, circa il 20-40% dei pazienti con sepsi severa e il 40-70% di quelli con shock settico presentano emocolture positive per batteri o funghi. I patogeni maggiormente responsabili di setticemie sono: Staphy-lococcus aureus (22,8%), Escherìchia coli (18,8%), Stafilococchi coagulasi negativi (13,3%), mentre in circa il 10% dei casi si tratta di infezioni polimicrobiche (13).

I fattori che predispongono alla setticemia sono: l'età del paziente (neonati o anziani), il diabete mellito, le malattie linfoproliferative, la cirrosi epatica, le ustioni, le procedure invasive, l'utilizzo di dispositivi meccanici permanenti, l'uso di sostanze stupefacenti o l'abuso di alcolici e l'immunosoppressione (tabella 1).

La tendenza all'aumento dell'incidenza della sepsi è attribuibile essenzialmente a:

• invecchiamento della popolazione;

• aumentata sopravvivenza dei pazienti con malattie croniche;

• largo impiego di agenti antimicrobici con conseguente sviluppo di resistenze;

• corticoterapia;

• utilizzo di cateteri e di dispositivi di ventilazione meccanica (3).

Attualmente negli Stati Uniti la sepsi è responsabile di oltre 100.000 morti/anno con un'incidenza stimata tra i 300.000 e. i 700.000 casi/anno.

 

Tabella I - Fattori predisponenti
Sepsi da Gram-negativi Sepsi da Gram-positivi
Diabete mellito Cateteri vascolari
Mal. linfoproliferative Disp. mecc. Permanenti
Cirrosi epatica Ustioni
Ustioni Sostanze stupefacenti
Procedure invasive  
Neutropenie da farmaci  
Età avanzata  
Malattie croniche  
Uso diffuso di antibiotici/cortisonici  
Ventilazione meccanica  

 

Nonostante i progressi terapeutici, il tasso di mortalità si attesta oggi intorno al 28-50% (2).

L'identificazione di questa patologia non dispone di test specifici e si basa sull'osservazione di segni/sintomi suggestivi di uno stato settico e sull'utilizzo di analisi di laboratorio (formula leucocitaria - sindrome leucemoide, alterazione dei parametri coagulativi, emocolture e/o isolamento di un microrganismo da una sede di infezione) (7).

La terapia deve essere tempestiva e appropriata. È fondamentale inizia­re una terapia antibiotica empirica sia verso i gram-positivi che i gram-negativi e ottimizzare lo schema terapeutico dopo l'esecuzione dei test di sensibilità agli antibiotici. Sono essenziali la rimozione del focolaio settico e un adeguato debridment delle parti molli al fine di migliorare la perfusione tessutale. Recenti studi di fisiopatologia hanno inoltre consentito di individuare un elemento che può modificare positivamente il decorso della manifestazione settica: la proteina C attivata. L’impiego di questa molecola, ottenuta mediante sintesi di laboratorio, è infatti in grado di aumentare in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza in soggetti con sepsi grave (8-10).

 

CASI CLINICI

 

Caso clinico 1

Paziente di sesso maschile, 71 anni, con insufficienza renale cronica e cardiopatia ipertensiva. Ricoverato per reimpianto di protesi totale d'anca

 (PIA) nel giugno del 2000. Nell'immediato postoperatorio: insufficienza renale acuta da verosimile causa prerenale (PVC = 1 e PA 95/70) e, successivamente, complicanza trombotica all'arto inferiore destro (su by-pass aorto-bifemorale) e successiva disostruzione con catetere di Fogarty. A 10 giorni dall'intervento importante rialzo febbrile e riscontro di secrezione sieroematica a livello della ferita chirurgica. Previa esecuzione di una emo­coltura e isolamento di Acinetobacter multiresistente, Proteus mirabilis e Staphylococcus MR fu intrapresa la terapia antibiotica con piperacillina + tazobactam e colimicina. Permanendo l'iperpiressia (39°) e l'ipotensione, dopo due giorni si esegue trattamento antibiotico aggiuntivo con vancocina e si posiziona, dopo debridment chirurgico, un lavaggio continuo della ferita. In sede intraoperatoria furono isolati: Pseudomonas aeruginosa e Proteus. Variazione della terapia: rifampicina, levofloxacina e colimicina. A due mesi dall'intervento, permanendo lo stato settico, viene rimossa la PTA. Nonostante il proseguimento della terapia antibiotica, il quadro clinico è evoluto verso un'insufficienza multi organica che ha determinato, nel mese di settembre, il decesso del paziente.

 

Caso clinico 2

Paziente di sesso femminile, 66 anni. Sottoposta in altra sede a osteo-sintesi con chiodo endomidollare per frattura pertrocanterica nel settembre del 2000. Giunta alla nostra osservazione per dolore persistente determina­to da ritardo di consolidazione, viene rimosso il chiodo endomidollare e impianto di PTA. Dopo circa due mesi si evidenzia con esame ecotomografico un'estesa raccolta periprotesica che viene drenata chirurgicamente. Dopo un mese la paziente presenta un quadro conclamato di sepsi (iper­termia, alterazione degli indici della coagulazione, innalzamento degli indi­ci di flogosi). All'emocoltura si isola Candida albicam. Si esegue terapia mirata (meropenem e fluconazolo). La paziente nei giorni successivi sviluppa un'insufficienza renale acuta e una grave insufficienza respiratoria a seguito delle quali viene trasferita in terapia intensiva. Nel gennaio 2001, la paziente sviluppa una grave crisi settica (ipopiastrinemia, iperpiressia non controllabile, leucopenia) che, nonostante la terapia antibiotica e un secon­do drenaggio della raccolta periprotesica, ne provoca la morte.

 

Caso clinico 3

Paziente di sesso femminile, 59 anni. Affetta da epatopatia cronica da sospetto potus con coagulopatia. Sottoposta nel 1994 a impianto di PTA per una frattura sottocapitata del femore sinistro. Secondo intervento dopo sei mesi per frattura periprotesica. Negli anni successivi, a causa di ulteriori due fratture periprotesiche diafisarie di femore trattate con altrettanti interventi di osteosintesi ibride (placca-viti e cerchiaggi) (figura 4), è stata sottoposta a impianto di protesi da revisione a stelo lungo (figura 5).

 

A distanza di tre mesi, complicanza infettiva con fistole cutanee, pandiafisite di femo­re (figura 6) e stato settico severo. Ricoverata prima in ambito infettivologico e poi trasferita presso il nostro reparto in condizioni generali non buone, è stata sottoposta a disarticolazione dell'anca e terapia antibiotica mirata (amoxicillina, acido clavulanico, ciprofloxacina e fluconazolo) a seguito dell'isolamento di: Proteus, E. coli e Blastomiceti. Alla rimozione dei punti, deiscenza della ferita chirurgica con perdita ematica importante e necessità di sottoporre la paziente a emotrasfusioni.

 

Nel postoperatorio la paziente sviluppa una polmonite interstiziale con insufficienza respiratoria e comparsa di Acute Lung Injury (PaO2/FiO2 <300 con infiltrati bilaterali al quadro radiografico del torace), trattata con ventilazione non invasiva tramite maschera nasale a supporto di pressione (14-16 cm H2O) e pressione di fine espirazione (8-10 cmH2O). Fu, inoltre, impostata una terapia con fungizone endovena per comparsa di emocoltura positiva per Candida albicane e neutropenia cui la paziente ha risposto positivamente. Dopo sette giorni di terapia antibiotica e di ventilazione meccanica 20/ore die, la paziente è stata gradualmente svezzata con ripresa dell'attività respiratoria spontanea. La terapia con fungizone è stata portata sino a un dosaggio totale di 1 grammo. La paziente è stata dimessa in discrete condizioni generali (figure 7 e 8).

 

CONCLUSIONI

La sepsi ha un tasso di mortalità che oscilla tra il 28 e il 50% (2), e ogni giorno si stima che muoiano nel mondo per sepsi circa 1400 persone. Proprio per questo motivo rappresenta un'emergenza e il suo riconosci­mento e trattamento precoci sono di fondamentale importanza.

La terapia "empirica" rappresenta spesso il primo approccio a questa patologia e si basa sul presupposto che la somministrazione debba essere "pronta" e non solo "potente". Un farmaco efficace, in caso di sepsi, deve essere:

 

 

• battericida;

• sinergico in associazione con altri;

• di spettro appropriato;

• non deve affrontare resistenze;

• in caso di resistenza deve essere in grado di superarla.

 

La strategia di somministrazione più utilizzata è la cosiddetta de-escalation therapy, che prevede un inizio "prudente" ad ampio spettro e una successiva diminuzione dei farmaci in base all'isolamento colturale e alla situazione clinica.

I farmaci più utilizzati sono attualmente:

 

1 a   scelta: carbapenemici (imipenemici o meropenemici);

2a scelta: aminoglicosidi + cefalosporine di terza generazione + glicopep-tidi (vancomicina o teicoplanina).

 

La sola terapia medica, però, risulta spesso insufficiente nei casi di sepsi grave e shock settico. Recentemente, quindi, il trattamento di scelta è stato (10):

 

• isolamento dell'infezione sottostante mediante antibioticoterapia;

• drenaggio e irrigazione del sito infetto;

• eventuale rimozione chirurgica della fonte settica;

• supporto delle funzioni vitali in caso di insufficienza multiorganica.

 

Attualmente si stanno acquisendo ulteriori dettagli sulla fisiopatologia della risposta settica (5,7,10). Questo ha permesso di sviluppare un nuovo farmaco, la drotrecogina alfa attivata (proteina C attivata) che inibisce il processo coagulativo e svolge un'azione antinfiammatoria diretta. Le prin­cipali funzioni di questa molecola sono:

 

• inattivazione dei fattori Va e Villa della coagulazione;

• inibizione della formazione di trombina;

• inibizione dell'attività del PAI-1 (inibitore dell'attivazione del plasminogeno) (11).

 

La Food and Drug Administration ha approvato l'utilizzo di questa sostanza per il trattamento della sepsi nella forma grave grazie allo studio di fase III PROWESS (Recombinant Human Activated Protein C Worldwide Evaluation in Severe Sepsis) (12).

Anche nella chirurgia ortopedica, soprattutto nell'immediato postoperatorio e nei pazienti con dispositivi di fissazione interna, è importante pren­dere in considerazione questa diagnosi. In presenza di tali dispositivi e allorquando la terapia antibiotica e il drenaggio del focolaio settico non siano stati in grado di risolvere il quadro clinico è opportuno valutare la necessità di una loro rimozione.

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

1. American College of Chest Physicians/Socìety of Criticai Care Consensus Con­ferente Committee: Definitions for sepsis and organ failure and guidelines for thè use of innovative therapies in sepsis. Crit Care Med 1992;20-864.

2. Zeni F, Freeman B, Natanson C. Anti-inflammatory therapies to treat sepsis and septic shock: a reassessment. Crit Care Med 1997;25:1095-100.

3. Friedman G, Silva E, Vincent J, Has L. The mortality of septic shock changed with lime? Crit Care Med 1998;26:2078-86.

4. Lorente JA, Garcia-Frade LJ, Landin L, et al. Time course of hemostatic abnor-malities in sepsis and its relation to outcome. Chest 1993;103(5):1536-42.

5. Iba T, Kidokoro A, Yagi Y. The role of thè endothelium in changes of procoagu-lant activity in sepsis. J Am Coli Surg 1998;187(3):321-9.

6. Levi M, Cate H. Disseminated Intravascular Coagulation. N Engl J Med 1999;341:586-92.

7. Takala A, Nupponen I, Kylanpaa-Back ML, Repo H. Markers of inflammation in sepsis. Ann Med 2000;34(7-8):614-23.

8. Sharma VK, Dellinger RP. Recent developments in thè treatment of sepsis. Expert Opin Investig Drugs 2003;12(2):139-52.

9. Laterre PF, Wlttebole X. Clinical review: Drotrecogin alfa (activated) as adjunc-tive therapy for severe sepsis - practical aspects at thè bedside and patient iden-tification. Crit Care 2003.

10. VincentJL, de Carvalho FB, de Baker D. Management of septic shock. Ann Med 2002;34(7-8):606-13.

11. Matthay MA. Severe sepsis: a new treatment with both anticoagulant and anti-inflammatory properties. N Engl J Med 2001; 344:759-62.

12. Bernard GR, Vincent JL, Laterre P, et al. Efficacy and Safety of Recombinant Human Activated Protein C for Severe Sepsis. The Recombinanl Human Acti-vated Protein C Worldwide Evaluation in severe sepsis (PROWESS) Study Group. N EnglJ Med 2001;344:699-709.

13. Scagnelli M, Pellizer G, De Lalla F, et al. Epidemiological analysrs of vancomy-cin-resistant enterococci in a large tertiary-care hospital in Northern Italy. Eur J Clin Microbiol Infect Dis 2001;20(9):609-16.

Corrispondenza Giuseppe Cicero, UO Semplice di Chirurgia Settica Osteoartico-lare, Istituto Chirurgico Ortopedico Regina Maria Adelaide, lungo Dora Firenze 87 - 10100 Torino.


.Aspects and problems connected vnth medicea and surgica! treatment ofpatients affected by sepsis: report of three cases

Summary Sepsis con he defined as thè body's response to an infection. Pathophysiology of sepsis is characterised by a whole body inflammatory reaction and concurrent activa-tion of thè host's anti-injlammatory mechanisms. The balance between prò- and anti-inflammatory reactions is criticai for thè outcome of thè patient. Until recently, thè man­agement of septic shock relied on thè treatment of underlying infection with: antimicro-bial agents (often broad-spectrum treatment ance thè bacteriological tests show which microorganisms are present), surgica! remava! of any infectious source (drainage and irrigation of infected sites or remova! of potentially colonized foreign bodies), individuai support of fading organs treatment of sepsis are essentialfor thè outcome of thè patient. We recently managed three. In thè lasi couple of years, thè development of a new drug, drotrecogin alfa, has given an importarti contributi to reduce mortality of sepsis. Even if thè diagnosis of sepsis depends on dinical judgment and there is no definitive laboratory test, thè early recognition ofpeople who had septic shock syndrome a/ter orthopaedic sur-gery is siili thè most important step. We report our surgical and medicai experience in thè management of this pathology.

Key words sepsis, bone infections